La circolare operativa 60/2026 del 21 maggio 2026 spiega come procedere.
Le imprese artigiane e le PMI ad alta intensità contributiva — in particolare nel settore edile, impiantistico e manifatturiero — si confrontano sempre più spesso con tensioni finanziarie legate al peso dei contributi previdenziali.
In questo contesto assume particolare rilievo la circolare INPS n. 60/2026, con cui l’Istituto ha fornito le istruzioni operative per accedere alla nuova disciplina sulla dilazione dei debiti contributivi fino a 60 rate mensili.
La misura, introdotta dall’art. 23 della Legge 203/2024, amplia sensibilmente gli strumenti di gestione del debito previdenziale e rappresenta una novità importante soprattutto per le imprese caratterizzate da:
- elevati costi del personale;
- forte incidenza contributiva;
- flussi finanziari irregolari;
- ritardi negli incassi;
- tensioni di liquidità legate a cantieri o commesse.
Una misura particolarmente rilevante per edilizia e artigianato
Per molte imprese edili il tema contributivo non riguarda semplicemente un adempimento periodico.
I contributi INPS incidono direttamente:
- sulla regolarità del DURC;
- sulla partecipazione agli appalti;
- sulla continuità operativa;
- sui rapporti con banche e committenti.
Ed è proprio per questo che la possibilità di accedere a piani di rateazione più lunghi può rappresentare uno strumento di stabilizzazione finanziaria significativo.
La circolare chiarisce infatti che:
- per debiti fino a 500.000 euro è possibile ottenere una dilazione fino a 36 rate mensili;
- per debiti superiori a 500.000 euro si può arrivare fino a 60 rate mensili.
Per molte imprese del comparto costruzioni ( ma non solo) , dove il costo del lavoro rappresenta una componente estremamente rilevante, il passaggio da piani più brevi a una dilazione quinquennale può incidere concretamente sulla sostenibilità finanziaria dell’impresa.
La dilazione non è automatica
La circolare INPS, tuttavia, evidenzia con chiarezza che non si tratta di una misura automatica né indiscriminata.
La rateazione è concessa soltanto in presenza di una “temporanea situazione di obiettiva difficoltà economico-finanziaria”, che deve essere dichiarata dal datore di lavoro.
Inoltre, la dilazione riguarda esclusivamente debiti:
- non ancora affidati agli agenti della riscossione;
- per i quali non sia stato formato l’avviso di addebito ex art. 30 DL 78/2010.
Ed è proprio qui che emerge uno degli aspetti più delicati.
Molte imprese tendono a intervenire troppo tardi, cercando soluzioni solo quando il debito è già entrato nella fase esattoriale o quando il DURC risulta compromesso.
La nuova disciplina, invece, premia l’intervento tempestivo.
Attenzione: la domanda comporta il riconoscimento del debito
Uno dei passaggi più importanti della circolare riguarda il contenuto dell’istanza.
L’INPS precisa infatti che il contribuente, al momento della presentazione della domanda, deve:
- riconoscere espressamente e incondizionatamente il credito contributivo;
- rinunciare a eccezioni che possano incidere sull’esistenza o azionabilità del credito.
Si tratta di un elemento tutt’altro che marginale.
Per imprese coinvolte in:
- verifiche contributive;
- contestazioni ispettive;
- contenziosi previdenziali;
- contestazioni sul calcolo dei contributi,
la scelta di aderire alla rateazione richiede una valutazione preventiva molto attenta insieme ai propri consulenti.
La stessa circolare precisa comunque che possono essere esclusi dalla dilazione i crediti ancora oggetto di contestazione amministrativa o giudiziaria.
La “seconda dilazione”: opportunità ma con limiti rigorosi
Particolarmente interessante è anche l’introduzione della cosiddetta “seconda dilazione”.
L’INPS consente infatti, in presenza di persistenti difficoltà economico-finanziarie o situazioni eccezionali sopravvenute, di accedere a un nuovo piano di rateazione anche durante una dilazione già in corso.
Ma i vincoli sono stringenti:
- nei sei mesi precedenti non devono esserci state revoche;
- non possono coesistere più di due dilazioni attive;
- una terza istanza richiede prima l’estinzione integrale di una delle precedenti.
È evidente la volontà dell’Istituto di distinguere:
- le situazioni di temporanea difficoltà;
- dalle condizioni di insolvenza strutturale.
Decadenza rapida in caso di mancati pagamenti
Un altro aspetto che le imprese non devono sottovalutare riguarda la rigidità del sistema dopo l’accoglimento della domanda.
Il provvedimento si perfeziona soltanto con il pagamento della prima rata entro 10 giorni dall’emissione del piano di ammortamento.
Inoltre:
- il mancato pagamento di tre rate, anche non consecutive, comporta la revoca della dilazione;
- la revoca può intervenire anche in presenza di ritardi residui al termine del piano.
Per le imprese ad alta contribuzione ciò significa che il piano deve essere costruito su basi finanziarie realistiche.
Una dilazione troppo “aggressiva”, non sostenibile nel medio periodo, rischia infatti di aggravare ulteriormente la posizione contributiva.
Un segnale importante sulla gestione della crisi d’impresa
La nuova disciplina si inserisce in un contesto più ampio, in cui la gestione dei debiti previdenziali assume sempre più rilievo anche sotto il profilo degli adeguati assetti e della prevenzione della crisi.
Per molte imprese artigiane il debito contributivo rappresenta oggi uno dei primi indicatori di tensione finanziaria.
Ed è proprio per questo che strumenti come la dilazione fino a 60 rate devono essere letti non soltanto come una misura di alleggerimento finanziario, ma anche come occasione per:
- riequilibrare i flussi di cassa;
- pianificare la sostenibilità aziendale;
- prevenire il deterioramento della posizione previdenziale;
- evitare effetti negativi su DURC, appalti e rapporti bancari.
Conclusioni
La circolare INPS n. 60/2026 introduce una possibilità importante per le imprese che affrontano difficoltà contributive temporanee, soprattutto nei comparti caratterizzati da elevata incidenza del costo del lavoro.
Tuttavia, la misura richiede:
- pianificazione finanziaria;
- valutazioni preventive accurate;
- attenzione agli effetti del riconoscimento del debito;
- capacità di sostenere concretamente il piano nel tempo.
Perché la rateazione può rappresentare uno strumento di stabilizzazione utile, ma solo se inserita all’interno di una gestione consapevole e strutturata della situazione aziendale.
Articolo di Fabiana Nesi
Copyright2026 Fabiana Nesi Commercialista
