Accertamenti fiscali: cosa cambia davvero con il nuovo Testo Unico?

Magnifying glass enlarging financial data on a printed bank statement


Come sta cambiando davvero il rischio di accertamento (e perché ignorarlo oggi è un errore)

Il Consiglio dei ministri del 22 aprile 2026 ha approvato in esame preliminare il Testo unico in materia di adempimenti e accertamento. Il nuovo Testo Unico sugli adempimenti e accertamento, destinato a entrare in vigore dal 1° gennaio 2027, completa il riordino avviato dalla legge delega n. 111/2023 non introduce soltanto un riordino normativo, ma consolida un modello di controllo fiscale sempre più basato sull’utilizzo dei dati.

  • Il Provvedimento mira a:
    • riordinare e coordinare la normativa vigente;
    • abrogare disposizioni obsolete;
    • semplificare il quadro normativo.

Il Testo unico è articolato in 3 Parti:

  • adempimenti (Anagrafe tributaria, obblighi dichiarativi, Iva, Isa);
  • collaborazione, controlli e accertamento (Interpelli, Concordato preventivo, poteri dell’Amministrazione);
  • disposizioni finali e transitorie.

Al centro del sistema vi è l’anagrafe tributaria, che raccoglie e organizza le informazioni provenienti da dichiarazioni, comunicazioni e accertamenti, rendendole disponibili agli uffici per le attività di controllo e per la valutazione della capacità contributiva.

A questo sistema affluiscono i dati comunicati da una pluralità di soggetti: operatori finanziari, imprese, enti e intermediari. In particolare, i rapporti finanziari e le operazioni effettuate vengono trasmessi all’Amministrazione finanziaria e utilizzati sia per i controlli sia per l’analisi del rischio di evasione.

Questo significa che il controllo fiscale non si baserà più esclusivamente sui dati dichiarati, ma su un insieme più ampio di informazioni che vengono incrociate tra loro.

Il Fisco non cerca più: ti trova

Per anni abbiamo pensato al Fisco come a un soggetto che “cerca”: controlli a campione, verifiche occasionali, accertamenti spesso imprevedibili.

Oggi non è più così.

Il sistema fiscale italiano ha compiuto un salto silenzioso ma radicale: non cerca più, seleziona.

E lo fa attraverso i dati.

Il nuovo Testo Unico sugli adempimenti e accertamento non introduce soltanto regole: formalizza un cambio di paradigma.

L’anagrafe tributaria non è più un archivio passivo, ma un sistema attivo che raccoglie, incrocia e interpreta informazioni provenienti da molteplici fonti: rapporti finanziari, utenze, contratti, assicurazioni, intermediari. I dati non vengono più semplicemente conservati. Vengono utilizzati per costruire profili di rischio.


Dal controllo casuale al controllo mirato

Il vero cambiamento in evoluzione non è nella quantità dei controlli, ma nella loro qualità.

Oggi l’Agenzia delle Entrate non ha bisogno di “indovinare” chi controllare. È il sistema stesso che segnala le anomalie:

  • movimenti bancari non coerenti con il reddito dichiarato
  • tenore di vita non sostenibile rispetto ai redditi
  • flussi finanziari non giustificati
  • operazioni con l’estero o in cripto-attività non allineate

Il risultato? : meno controlli, ma molto più precisi.


Il conto corrente è la nuova dichiarazione dei redditi

C’è un punto che ogni contribuente oggi deve comprendere:

il conto corrente racconta molto più della dichiarazione.

Versamenti, prelievi, bonifici, giacenze: tutto contribuisce a costruire una fotografia reale della capacità contributiva.

Quando questa fotografia non coincide con quanto dichiarato, il sistema genera un’anomalia.

E da lì può partire l’analisi.


I settori più esposti

Alcune categorie sono oggi particolarmente esposte a questo nuovo modello di controllo:

Professionisti
La discrepanza tra incassi dichiarati e movimenti bancari è uno degli indicatori più immediati.

Immobili
Utenze attive, contratti registrati, canoni dichiarati: gli incroci rendono sempre più difficile “nascondere” un immobile locato.

Estero e cripto-attività
I flussi sono sempre più tracciati. L’assenza di dichiarazione non equivale più a invisibilità.

Piccole imprese
Non basta più che il bilancio sia formalmente corretto: conta la coerenza complessiva dei flussi finanziari.


Non è cambiata la legge. È cambiato il modo in cui viene applicata.

Questo è il punto più importante.

Le regole, in molti casi, sono le stesse di prima ma la possibilità di applicazione attraverso un sistema che: vede di più, collega di più, interpreta di più


Il nuovo rischio: l’incoerenza

Il rischio fiscale, non nasce solo dall’errore o dall’omissione

Nasce dall’incoerenza tra:

  • redditi dichiarati e disponibilità finanziarie
  • stile di vita e capacità reddituale
  • operazioni effettuate e dati comunicati

È su queste incoerenze che si costruisce il rischio accertamento.


Il ruolo del professionista cambia

In questo contesto, il ruolo del commercialista evolve: se garantire la correttezza formale degli adempimenti è ormai alla base dell’incarico, diventa di importanza strategica valutare una specifica consulenza che riguardi la coerenza complessiva del cliente.

Significa anticipare le criticità prima che diventino accertamenti.

Diventa cruciale non solo la correttezza formale delle dichiarazioni, ma anche l’allineamento tra redditi, operazioni finanziarie e informazioni comunicate.


Conclusione

Nel caso di attività professionali, imprenditori, investimenti immobiliari, esteri o patrimoni articolati, è sempre più consigliabile ed utile effettuare una verifica preventiva della posizione fiscale.

Un’analisi mirata svolta da uno o più professionisti qualificati consente di individuare eventuali disallineamenti e di intervenire prima che possano emergere in sede di controllo.

Articolo di Fabiana Nesi

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