È fondamentale rispettare scrupolosamente i requisiti formali e mantenere una documentazione precisa
Il Trattamento di Fine Mandato (TFM) rappresenta una voce retributiva, talvolta aggiuntiva rispetto ai compensi ordinari, corrisposta agli amministratori di società esclusivamente al termine del loro mandato.
Questo strumento di pianificazione fiscale è diventato popolare perché consente alle società di dedurre annualmente l’importo accantonato per competenza, mentre l’amministratore lo dichiara come reddito da lavoro dipendente al momento della percezione, con tassazione per cassa.
Tuttavia, il TFM presenta varie insidie fiscali che devono essere attentamente considerate per evitare contenziosi con l’Amministrazione finanziaria, la quale sovente contesta la deducibilità del TFM sotto molteplici aspetti.
Requisiti di forma e deducibilità
Il primo ostacolo riguarda le formalità necessarie affinché l’accantonamento annuale del TFM possa essere dedotto per competenza.
Secondo l’articolo 17, comma 1, lettera c) del Tuir, il TFM è tassato separatamente fino a un milione di euro, purché derivi da un atto con data certa anteriore all’inizio del rapporto. In assenza di tale requisito, l’indennità è tassata ordinariamente, concorrendo alla base imponibile Irpef.
La Corte di Cassazione ha costantemente ribadito che il diritto al TFM deve risultare da un atto con data certa anteriore all’inizio del rapporto (sentenze n. 22760/2021, 13384/2020, 31473/2019, 19368/2018, 18752/2014, 10959/2007, e ordinanza n. 19445 del 10.07.2023).
Procedura consigliata
Per evitare inutili rischi di contenzioso, è consigliabile che la delibera di nomina e l’attribuzione del TFM siano inviate via PEC prima che l’amministratore accetti la carica, attribuendo così data certa ai documenti.
Questo passaggio deve avvenire immediatamente dopo la chiusura dell’adunanza assembleare.
Quantificazione del TFM
La determinazione dell’importo del TFM rappresenta un’altra area di rischio. In mancanza di una norma civilistica specifica, l’entità del TFM è spesso decisa tra parti correlate, ovvero amministratori che sono anche soci, e ciò può sollevare dubbi di congruità e inerenza da parte dell’Amministrazione finanziaria.
Alcune sentenze della Cassazione hanno suggerito di applicare al TFM criteri simili a quelli del TFR, come previsto dall’articolo 2120 del codice civile.
Rinuncia al TFM
Quando un amministratore-socio rinuncia al TFM per necessità aziendali, la rinuncia è considerata una sopravvenienza attiva tassabile per la società, secondo il comma 4-bis dell’articolo 88 del Tuir. La risoluzione n. 124/E/2017 stabilisce che tale rinuncia equivale a un incasso giuridico, imponendo la tassazione del TFM all’amministratore.
Anche su questo punto tuttavia, non c’è particolare certezza tenuto conto che una recente sentenza della Cassazione (n. 16595 del 12.06.2023) ha suggerito che, in caso di rinuncia, la tassazione spetta alla società e non all’amministratore, contrastando la posizione dell’Agenzia delle Entrate.
Conclusioni
Il TFM, pur essendo uno strumento utile per la pianificazione fiscale, necessita di una gestione accurata per evitare contestazioni.
È fondamentale rispettare scrupolosamente i requisiti formali e mantenere una documentazione precisa. Nel caso di rinuncia al TFM, è prudente valutare attentamente l’operazione e attendere chiarimenti definitivi dall’Agenzia delle Entrate per ridurre i rischi fiscali.
Articolo di Fabiana Nesi
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