Intelligenza artificiale e diritto d’autore: chi è davvero l’autore di un’opera?

Salone Self Publishing - Intelligenza Artificiale. Le domande giuste Nesi

Creatività umana, intelligenza artificiale e tutela delle opere: due prospettive a confronto al primo Salone Italiano del Self Publishing di Catania.

Scrivere significa compiere scelte. Scegliere che cosa raccontare, come raccontarlo, quali parole utilizzare, quali passaggi conservare e quali eliminare. È attraverso queste decisioni che un’idea assume una forma espressiva e diventa un’opera riconoscibile.

Ma che cosa accade quando alcune di queste operazioni vengono svolte con l’ausilio dell’intelligenza artificiale?

La diffusione degli strumenti di IA generativa sta modificando profondamente le modalità di produzione dei contenuti, anche in ambito editoriale. Accanto alle opportunità offerte dalle nuove tecnologie emergono interrogativi che riguardano la creatività, la paternità delle opere e la tutela dei diritti.

Sono questioni che hanno trovato spazio nel primo Salone Italiano del Self Publishing, svoltosi a Catania il 17 e 18 ottobre 2026, presso l’Antico Oratorio di San Filippo Neri.

La manifestazione, promossa da Magna Libri su iniziativa di Monica La Magna, ha riunito autori indipendenti, lettori, professionisti e operatori del settore editoriale, offrendo occasioni di incontro e approfondimento sulle molteplici dimensioni dell’autopubblicazione.

Ho avuto il piacere di partecipare alla prima giornata in qualità di relatrice, con un intervento dedicato alla qualificazione fiscale dell’attività degli autori indipendenti e ai rapporti economici con le piattaforme digitali.

Nell’ambito dello stesso incontro, altri professionisti hanno affrontato questioni riguardanti il diritto d’autore, il lavoro creativo e le responsabilità connesse al self publishing.

Tra gli argomenti proposti, particolarmente stimolante è risultato il confronto sul rapporto tra intelligenza artificiale e creatività umana, sviluppato attraverso due prospettive differenti: quelle degli avvocati Giuseppe Sant’Elia e Maria Rita Cristina Vitale.

Scrivere con l’intelligenza artificiale: il ruolo delle scelte umane

Giuseppe Sant’Elia, avvocato e giornalista, ha presentato una riflessione dal titolo «Scrittura, autorialità e self-publishing nell’era dell’intelligenza artificiale».

La sua impostazione parte da un’idea interessante: il processo creativo può avvalersi dell’intelligenza artificiale senza che l’autore perda necessariamente il proprio ruolo.

Al centro del ragionamento si trova il prompt, l’istruzione impartita al sistema di IA per ottenere un determinato risultato.

Sant’Elia propone di considerarlo come una scelta.

Nel formulare un’istruzione, infatti, chi scrive individua un obiettivo, seleziona un contenuto, stabilisce una direzione e definisce ciò che desidera ottenere. Il risultato generato può essere successivamente corretto, modificato, respinto o ulteriormente elaborato.

Si sviluppa così un processo nel quale l’intervento umano può accompagnare l’intera costruzione dell’opera, anziché esaurirsi nell’inserimento della prima richiesta.

L’intelligenza artificiale diventa, in questa prospettiva, anche uno strumento di confronto: può contribuire a sviluppare un’idea, proporre alternative, mettere in discussione un’impostazione o suggerire soluzioni espressive differenti.

L’autore continua a esercitare un ruolo attraverso le proprie decisioni, assumendosi la responsabilità di ciò che sceglie di utilizzare e pubblicare.

La riflessione è particolarmente interessante perché sposta l’attenzione dallo strumento utilizzato al lavoro intellettuale che guida il processo creativo.

È una visione aperta alle possibilità offerte dalla tecnologia, che riconosce la centralità dell’essere umano anche quando le modalità di elaborazione di un’opera cambiano profondamente.

Ma proprio questa impostazione apre una questione fondamentale: fino a che punto le scelte compiute attraverso l’interazione con l’intelligenza artificiale sono sufficienti a rendere un’opera espressione della creatività umana?

Dal processo creativo all’opera: dove si colloca il confine?

Immaginiamo due situazioni.

Nel primo caso, una persona chiede a un sistema di intelligenza artificiale di scrivere un racconto, legge il risultato e decide di pubblicarlo senza apportare modifiche significative.

Nel secondo caso, un autore sviluppa un progetto narrativo, definisce personaggi e ambientazione, utilizza l’intelligenza artificiale per confrontare differenti possibilità espressive, seleziona e modifica i contenuti, riscrive intere parti del testo e costruisce progressivamente l’opera finale.

In entrambi i casi è presente un’interazione umana.

Ma l’apporto creativo dell’essere umano non presenta necessariamente la stessa natura e intensità.

È qui che la prospettiva culturale incontra il problema giuridico.

Occorre infatti distinguere due piani.

Il primo riguarda il processo attraverso il quale nasce un contenuto. Il secondo riguarda i requisiti che consentono di riconoscere a quel contenuto la tutela prevista dalla legge sul diritto d’autore.

La capacità di scegliere tra diverse alternative rappresenta certamente un elemento importante dell’attività creativa. Tuttavia, sul piano giuridico, è necessario stabilire se quelle scelte abbiano prodotto un contributo intellettuale originale, riconoscibile nell’opera finale.

Il semplice fatto che una persona abbia impartito istruzioni a un sistema non permette, da solo, di risolvere la questione.

Ed è proprio questo il punto sul quale la riflessione proposta da Sant’Elia incontra gli interrogativi affrontati da Maria Rita Cristina Vitale.

La prospettiva giuridica di Maria Rita Cristina Vitale

Maria Rita Cristina Vitale, avvocato cassazionista, ha dedicato il proprio contributo al tema «IA e tutela del diritto d’autore, del marchio e del brevetto».

La sua relazione ha ricostruito il rapporto tra intelligenza artificiale e proprietà intellettuale, approfondendo le condizioni necessarie affinché un’opera realizzata con l’ausilio delle nuove tecnologie possa beneficiare della protezione riconosciuta dal diritto d’autore.

Il riferimento normativo assume oggi particolare rilievo.

L’articolo 25 della legge 23 settembre 2025, n. 132, dedicata all’intelligenza artificiale ed entrata in vigore il 10 ottobre 2025, ha modificato l’articolo 1 della legge 22 aprile 1941, n. 633, sul diritto d’autore.

La disposizione riconosce la tutela delle opere dell’ingegno umano di carattere creativo anche quando siano realizzate con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale, purché costituiscano il risultato del lavoro intellettuale dell’autore.

Il principio è significativo.

L’utilizzo dell’intelligenza artificiale, considerato isolatamente, non determina la perdita della tutela. Occorre però che l’opera sia effettivamente riconducibile a un contributo creativo umano.

La legge riconosce quindi la possibilità di una creazione assistita dall’intelligenza artificiale, ma non elimina la necessità di individuare il lavoro intellettuale dell’autore.

Ed è proprio qui che si colloca il problema interpretativo.

Quale tipo di intervento è necessario? Quanto deve essere significativo? Quali elementi permettono di distinguere un’elaborazione creativa originale dalla semplice accettazione di un risultato prodotto automaticamente?

La norma individua il principio, ma non offre un criterio quantitativo o un procedimento automatico per rispondere a queste domande.

Non esiste, ad esempio, una percentuale prestabilita di contenuto umano e artificiale che consenta di attribuire automaticamente la paternità di un’opera.

È dunque necessario valutare il contributo intellettuale effettivamente espresso nel risultato creativo.

Questa prospettiva consente di completare, senza contraddirla, la riflessione proposta da Sant’Elia.

Il fatto che un autore compia numerose scelte durante l’interazione con un sistema di intelligenza artificiale può essere un elemento importante per ricostruire il processo creativo.

Non significa però che qualsiasi sequenza di istruzioni, selezioni e revisioni produca automaticamente un’opera tutelata dal diritto d’autore.

La questione, in definitiva, non riguarda soltanto quante decisioni siano state compiute dall’essere umano, ma quale contributo creativo quelle decisioni abbiano effettivamente apportato all’opera.

Un’altra questione: le opere utilizzate per addestrare l’intelligenza artificiale

La relazione di Vitale ha affrontato anche un secondo problema, strettamente collegato alla tutela della proprietà intellettuale.

I sistemi di intelligenza artificiale vengono sviluppati attraverso processi che possono utilizzare grandi quantità di testi, immagini e altri materiali.

Quando questi contenuti sono protetti dal diritto d’autore, occorre individuare le condizioni alle quali ne sono consentite la riproduzione e l’estrazione.

Anche su questo aspetto è intervenuta la legge n. 132/2025, introducendo l’articolo 70-septies nella legge sul diritto d’autore.

La disposizione disciplina le attività di estrazione di testi e dati mediante sistemi di intelligenza artificiale, anche generativa, rinviando alle condizioni previste dagli articoli 70-ter e 70-quater della stessa legge.

In particolare, l’articolo 70-quater contempla la possibilità di effettuare determinate attività di estrazione su materiali ai quali si abbia legittimamente accesso, quando i titolari dei diritti non ne abbiano espressamente riservato l’utilizzo, ferme le ulteriori condizioni normative.

Si tratta di una disciplina complessa, nella quale la disponibilità online di un’opera non equivale, di per sé, a un’autorizzazione indiscriminata al suo utilizzo.

Per chi pubblica autonomamente, la questione presenta un duplice interesse.

Da una parte, l’autore può utilizzare l’intelligenza artificiale come strumento di supporto alla propria attività creativa. Dall’altra, è titolare di diritti su opere che potrebbero essere utilizzate nell’ambito dei processi di sviluppo e addestramento dei sistemi.

La tutela dell’ingegno umano deve quindi essere considerata da entrambe le prospettive: quella di chi crea avvalendosi di nuovi strumenti e quella di chi intende proteggere le proprie opere da utilizzazioni non autorizzate.

L’equilibrio tra innovazione tecnologica e protezione della creatività rimane così una delle questioni centrali del dibattito.

L’intelligenza artificiale riduce o valorizza il ruolo dell’autore?

Il confronto emerso a Catania lascia aperta una domanda che merita di essere approfondita.

La possibilità di utilizzare strumenti tecnologici sempre più avanzati rende meno importante il contributo dell’autore oppure impone di attribuire ancora maggiore attenzione alle sue scelte?

La prospettiva proposta da Sant’Elia offre una lettura interessante, nella quale l’intelligenza artificiale può diventare uno strumento di confronto e di elaborazione, capace di ampliare le possibilità creative dell’essere umano.

È una visione convincente sotto molti aspetti, soprattutto quando l’utilizzo della tecnologia si accompagna a un autentico lavoro di progettazione, selezione, verifica e rielaborazione.

Rimane però aperto il dubbio se questa rappresentazione, per quanto stimolante, sia sufficiente a descrivere tutte le modalità di utilizzo dell’intelligenza artificiale.

Esistono differenze sostanziali tra chi utilizza uno strumento per sviluppare e perfezionare una propria opera e chi si limita a pubblicare un contenuto integralmente generato dal sistema.

Ed è proprio su queste differenze che la disciplina giuridica è chiamata a misurarsi.

Inoltre, la responsabilità di chi pubblica non si esaurisce nella questione della paternità dell’opera.

Riguarda anche la verifica dei contenuti, l’attendibilità delle fonti utilizzate, il rispetto dei diritti altrui e l’osservanza delle condizioni contrattuali previste dalle piattaforme di pubblicazione.

La possibilità tecnica di generare un contenuto non coincide necessariamente con la possibilità giuridica di utilizzarlo senza limitazioni.

Per l’autore indipendente, che assume direttamente molte delle decisioni relative alla realizzazione e alla diffusione delle proprie opere, si tratta di questioni particolarmente rilevanti.

Il self publishing come terreno di confronto tra discipline

La partecipazione al Salone di Catania ha offerto anche l’occasione per osservare come questioni apparentemente distanti finiscano per incontrarsi nell’attività concreta degli autori indipendenti.

La tutela dell’opera riguarda il diritto d’autore. Il rapporto con gli strumenti di intelligenza artificiale introduce nuovi problemi di qualificazione giuridica. La pubblicazione e la distribuzione attraverso piattaforme digitali generano rapporti contrattuali ed economici che richiedono ulteriori valutazioni.

Il mio intervento, intitolato «Autori indipendenti, Amazon KDP e self billing. La complessità fiscale di un settore in evoluzione», ha affrontato proprio un diverso aspetto di questa realtà: la qualificazione tributaria dei proventi e la distinzione tra sfruttamento dei diritti, attività professionale e attività d’impresa.

Anche sul piano fiscale, infatti, le modalità di pubblicazione e le denominazioni utilizzate dalle piattaforme non sono sufficienti, da sole, a individuare il corretto trattamento dei compensi.

È necessario comprendere chi percepisce il reddito, a quale titolo lo percepisce e quale attività economica lo ha generato.

A queste problematiche ho dedicato anche alcuni approfondimenti della collana «Le domande giuste», tra cui il quaderno «Autori indipendenti, Amazon KDP e self billing».

Il confronto di Catania ha confermato l’utilità di un approccio interdisciplinare, capace di accompagnare l’evoluzione di un settore nel quale le innovazioni tecnologiche e commerciali pongono continuamente nuove questioni giuridiche ed economiche.

Ringrazio Monica La Magna e l’organizzazione del Salone Italiano del Self Publishing per l’invito e per aver dedicato spazio anche all’approfondimento professionale, accanto alle numerose iniziative rivolte agli autori e ai lettori.

Gli interventi dedicati al lavoro creativo, ai rapporti con le piattaforme digitali e alla sostenibilità della pubblicazione indipendente offrono ulteriori spunti sui quali sarà interessante tornare.

Una domanda ancora aperta

La riflessione sull’intelligenza artificiale lascia aperto un interrogativo che, probabilmente, accompagnerà ancora a lungo autori, giuristi e operatori del settore editoriale.

Se la tecnologia partecipa sempre più intensamente alla creazione di un’opera, come possiamo riconoscere e valorizzare il contributo autenticamente umano?

La risposta non dovrebbe dipendere soltanto dall’ottimismo verso le nuove tecnologie, né da una diffidenza indiscriminata.

Richiede di comprendere come cambiano i processi creativi, quale ruolo conservano le scelte dell’autore e come il diritto possa continuare a tutelare ciò che rende un’opera espressione dell’ingegno umano.

Perché il problema non è soltanto stabilire se l’intelligenza artificiale possa partecipare alla creazione.

È comprendere quando, e attraverso quali scelte creative, il risultato di quella collaborazione possa essere riconosciuto come opera dell’autore.

Autrice
Dott.ssa Fabiana Nesi
Dottore Commercialista

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